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Original Text

Sonno alcuni vocabuli excelso Duca inducti dali sapi-
 enti fra le mathematici discipline per intelligentia de lor parti
 acio in ninna se habia 'equiuocare li quali achi in epso non
 fosse molto experto darebono noia, e sopra in questo nostro
 compendio spesso inserti commo hauerete legendo trouato. E
 per non deuiare dali antichi li auemo obseruati. Deli quali non
 senza vtilita mi par qui sucinte al lectore dar notitia. E prima
 dela ypothesi.

 Per la ypothesi se deue intendere el presuposito amesso
 e concesso fra le parti auctore e aduersario mediante el quale
 se intende concludere, e negato non sequita conclusione. E pero
 non se costuma a meterlo sei non e possibile.

 Per la ypothumissa in tutte le figure rectilinee maxime se
 intende la linea che al magior angulo de quelle fia opposita.
 Ma propriamente se costumato intendere. El lato opposìto alan-
 gulo recto neh triangoli rectangoli ouer ortogonii che cosi se
 chiamano in larte. Quali de necessita sempre sonno la mita dela
 figura quadrata onero del tetragon longo cioè figura rectangola
 de 4 lati più longa che larga.

 Corausto se intende vna hnea recta quale congiugni le
 extremita dele doi in alto eleuate. E possano li corausti esser
 più e meno secondo el numero dele linee eleuate.

 Cono dela pyramide voi dir el ponto supremo dela cima
 oue le linee che partano dala basa sua concorano.

 Corda pentagonica ouer pentagonale o vogliamo dire de-
 langolo pentagonico tutto se intende vna linea tirata deritta ucla




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figura pentagona de vno deli suoi qual si voglia angulo a Jaltro
 a quello opposito commo più volte se facto.

 La perpendiculare voi dir vna linea recta eleuata ouer
 situata sopra vnaltra a squadro cioè che facia vno o più an-
 goli recti intorno a se. E cosi ancora quando ella stesse al
 modo dicto situata in su vna pian superficie. E coraunamente
 se costuma trouarla neli triangoli per lor mesura commo in
 dieta nostra opera a suo luogo dicemmo.

 Catheto inporta el medesimo che la perpendiculare e per
 li vulgari grossamente neli trianguli fia dicto comuniter saetta
 del triangulo e vene dal greco vocabulo.

 Dyametro propriamente se intende nel cerchio vna linea
 recta che passa pel suo centro e con le sue extremita tocca la
 circumferentia de ogni parte e diuide el cerchio in doi parti
 equali. Ma se costuma ancora neli quadrati dir el dyametro. E
 pero per non equiuocare se dici dyametro de cerchio e dyame-
 tro del quadrato a differentia deluno e delaltro.

 Parallelogrammo se intende vna superficie de lati equidis-
 tanti, le quali propriamente sonno quadrilatere cioè quelle 4
 specie che disopra àueste nel capitolo 69. diete quadrato tetra-
 gono longo rombo e romboide e per altro nome elmuaym e
 simile al elmuaym. E benché ogni figura de lati pari habia lati
 oppositi equidistanti commo lo exagono octagono. decagono.
 duodecagono e altre simili, non dimeno quelle 4 se hano parti-
 cularmente a intendere.

 Dyagonale principalmente se intende vna linea recta tirata
 da vnangulo alaltro opposito nel tetragono longo che lo diuida
 in doi parti equali ad rationem del quadrato. E ancora nel rombo
 e romboide se vsitano cosi chiamarla.

 Centro propriamente fia dicto nel cerchio quel ponto medio
 nel qual fermando el pede imobile del sexto laltro girando el
 cerchio se descriue con la linea dieta circunferentia ouero peri-
 feria. E da quel ponto tutte le linee ala dieta circunferentia
 menate fra loro sonno equali. Ma se vsa ancora in laltre figure
 rectihnee dir eentro el ponto medio di lor superficie, commo
 neli triangoli quadrati pentagoni exagoni e altre equilatere e
 anco equiangole che da cadauno de li loro angoli al dicto
 ponto le recte protraete tutte similmente fra loro siranno equali.




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Saetta fia dieta quella linea recta che dal ponto medio
 delarco dalcuna partione del cerchio si mone e cade a squadro
 nel mezzo dela sua corda, e dicise saetta respecto ala parte dela
 circumferentia che si chiama arco a similitudine delarco mate-
 riale che anche vsa dicti 3 nomi cioè corda arco e saetta.

 E benché asaissimi altri vocabuli sienno vsitati deli quali
 apieno nela grandopera nostra habiamo tractato. non mi curo
 qui adurli ma solo questi necessarii ala intelligentia del presente
 compendio a vostra celsitudine me parso adure el quale se con
 tanto numero de carti non fia concluso, m.a non de menore
 substantia e altissime speculationi in epso se tractato. E vera-
 mente Excelso Duca non mentendo a vostra celsitudine dico la
 speculatione deli mathematici non poterse più alto virtualmente
 extenderse. auenga che aleuolte magiori e menori acagino le
 quantità. E in questi el nostro philosopho Megarense concluse
 e termino tutto el suo volume de Arithmetica Geometria pro-
 portioni e proportionalita in XV. libri partiali distincto commo
 ala intelligente fia chiaro. E pero non poca gratia e dignità
 acrescera ala vostra prefata dignissima bibliotheca commo di-
 nanze in la nostra epistola dicemmo, per esser lui vnico e solo
 di tale ordine a^) me composto, e a niun finqua (saluo a vostra
 celsitudine) in tutto lo vniuerso noto. E qui nela inclita vostra
 magna cita de Milano non con mediocri affani e longhe vigilie
 sotto lombra de quella e del suo quanto figliuolo mio immerita-
 mente peculiare e singulare patrone San Galeazzo Sforza Seue-
 rino de Aragonia aniuno nele militari posponendo. E dele nostre
 discipline summo amatore, maxime ala giornata dela assidua sua
 lectione de quelle gustando sutilissimo e suaue fructo. E sia per
 conclusione del nostro processo la humil venia e debita reue-
 rentia del perpetuo seruo de vostra celsitudine ala quale infini-
 tamente in tutti modi se recomanda. Que iterum atque iterum
 ad vota felicissime valeat.

 Finis a di 14. decembre in Milano nel nostro almo con-
 uento MCCCCXCVII. Sedente summo pontifice Alexandro VI.
 del suo pontificato anno VII.

 I) 1. da.




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123

 Ali suoi carissimi discipuli e alieui Cesaro dal saxo. Cera
 del cera. Rainer Francesco de pippo. Bernardino e Marsilio da
 monte e Hieronymo del jecciarino e compagni de Borgo San
 Sepulchro degni lapicidi de scultura, e architectonica faculta
 solertissimi sectatori. Frate Luca paciuolo suo conteraneo ordinis
 Minorum et sacrae theologie professor. Si Placet Deo.

 Essendo da voi più volte pregato che oltra la prathica de
 Arithmetica e Geometria datoui insiemi ancora con quelle dar
 viuolesse alcuna norma e modo a poter consequire el vostro
 disiato effecto delarchitectura non posso (quantunque occupa-
 tissimo per la commune vtilita deli presenti e futuri in la expe-
 ditione dele nostre opere e discipline Mathematici quali so^) con
 ogni solicitudine in procincto de loro impressione) che se non
 in tutto ma in parte non satisfacio ala vostra humana pre-
 ghiera: maxime quanto cognoscero al proposito vostro necessario.
 Onde comprendo senza dubio (comme nel laltre commendabili
 parte sempre ve sete con ogni studio exercitandoue delectati)
 cosi in questa con più ardente desiderio siati disposti. Pero
 recusando ogni altra impresa mison messo tutto prontissimo
 volerue (commo e dicto) almanco in parte satisfarui. Non con
 intento al presente de simile arte: immo scientia a pieno trac-
 lare reseruandomi con laiuto delo altissimo a più commodi
 tempi e ocio che a tali discipline saspectano per esser materia
 da coturno e non da scioco. Si che vi prego che interim con
 questo operando non ve fìa tedio laspectare del qual (se pegio
 non aduiene) spero in breue sirete a pieno da me satisfacti.
 e anco con quella prometto darue piena notitia de prospectiua
 medianti li documenti del nostro conterraneo e contemporale di
 tal facoltà ali tempi nostri Monarca Maestro Petro de franceschi
 dela qual già feci dignissimo compendio, e per noi ben apreso.
 E del suo caro quanto fratello Maestro Lorenzo canozo da
 Lendenara: qual medesimamente in dieta faculta fo ali tempi
 suoi supremo chel dimostrano per tutto le sue famose opere si
 intarsia nel degno coro del Sancto a Padua e sua sacrestia, e
 in Vinezia ala Ca grande comme in la picture neli medemi
 luoghi e altroue asai. E ancora al presente del suo figliuolo

 ^) 1. son.




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I 24

 Giovanmarco mio caro conpare, el quale summamente patriza
 comme lopere sue in Roico el degno coro in nostro conuento
 Venegia e in la Mirandola de architectura la degna fortezza con
 tutta oportunita bene intesa e de continuo operando nel degno
 hedificio auite nel cauar canali in Vinegia se manifesta. Si che
 ciascuno di voi ne sira in tutto satisfacto : benché al presente
 ne sciate 1) a sufficientia ben moniti etc. Bene valete e a voi
 tutti me recomando. Ex Venitiis kal. Maii MDIX.

 Per ordine del nostro desiderio tiro lo infra scripto modo
 videlicet. Prima diuideremo larchitectura in tre parti principali de
 li luophi publici che luna fìa deli templi sacri, laltra de quelli
 deputati ala salute e defensione dele piccole e grandi republiche
 e deli luoghi ancora priuati e particulari la terza de quelli ala
 propria oportunita necessarii deli proprii domicilii quali ci hanno
 dale cose contrarie e ali corpi nostri nociue sempre a defendere.
 Peroche in queste e circa queste dieta faculta sue forze extende etc.
 In lequali dilectissimi mei al presente volendo intrare troppo
 longo serebbe el processo reseruandomi comme e dicto. Concio-
 sia che deli templi non sene potria dir tanto che più non me-
 ritassero per loro sacratissimo culto. Gommo a pieno el nostro
 Vitruuio ne parla. Del altra parte ala defensione deputata non
 menore sarebe el dire, conciosia che infinite quodammodo sieno
 le machine e dispositioni militari. Maxime per li noni modi de
 artegliarie e bellici instrumenti quali dali antiqui mai foron
 excogitati. Deli quali li nostri strenui Borghesi a pede e a ca-
 uallo al tutto prontissimi (non che a Italia tutta) ma fin che dela
 terra el suonovsci. Gomme de Antonello quale con lo bracio de
 Venetianij insiemi con lo Duca durbino Federico e conte Carlo
 da montone in romagna se ritroua a remettere in Faenza el
 San Galeotto, e doppo limpresa de graue febre opresso tornando
 a casa in Vrbino fini sua vita, apresso lui standoli el Reuerendo
 Padre M. Zinipero e frate Ambrogio miei carnali fratelli del
 medesimo ordine seraphico. Gostui nel reame al tempo del re
 Ferando nelimpresa danzoini e Ragonesi portandose virilmente
 ila lu fu facto Signor de castelli con suoi descendenti. Poscia
 nelli porti de Lombardia conducto dal Duca Francesco de

 1) I. siate.




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Milano doue magnanimamente portanciase da lu ne fu ben remu-
 nerato. Da questo naque Alexandro degno condoctieri con lo Re
 e Fiorentini e altri potentati. Questo Antonello lascio perpetuis
 temporibus al conuento nostro fabrica de degna capella de San
 Francesco con dignissima dote qual suoi successori de continuo
 hano ampliata. De Benedetto detto Baiardo mio stretto affine
 alieuo de Baldacio danghiari famosissimo più volte Generale
 capitano de fanti, prima delo re Alfonso in lo reame, poi de
 sancta chiesa al tempo de Nicola, poi de Fiorentini alimpresa
 de Volterra a expugnarla poi de Venetiani doi fiade e lultima
 Capitano de tutta Leuante. E andando alimpresa de Scutari
 preuenuto dal fluso con suo e mio nepote Francesco paciuolo.
 In ragusa lultimo di lor vita lascìaro. Costui feci de dicti nostri
 Borgesi molti valenti contestabili cioè Gnagni dela pietra che
 ala defensione de Scutari contra Turchi ferito nel bracio de
 veretona tosicato in breue mori. Questo fo quello che con sua
 roncha a vn colpo getto la testa de Taripauer in terra con molti
 suoi sequaci qual venne contradimento a Spalato per amazare
 el conte gentilhomo Venetiano e tor la terra ala Signoria de
 Venegia. Di costui non bastarla la carta a dirne con tanta stre-
 nuita sempre se adopero. Costui nel tempo del conte Jacomo
 in romagna più volte de se feci experienza correre a pede per
 vn grosso miglio a paro de barbari e veloci gianetti solo con
 vn deto toccando la staffa. Di lui rimase ben puttino, el degno
 oggi contestabile Franceschino suo primo genito qual sempre la
 Signoria de Vinegia con diligente cura e prousione ha eleuato.
 e al presente la roccha de Triesti li ha data in libera guardia.
 E altri suoi famosi eleuati similmente lascio, cioè meser Franco
 dal borgo. Todaro degni stipendiari de Venetiani. e Martinello
 da Luca al presente ala guardia de Cipro. Non manco serebe
 da dire del suo carnai fratello Andrea, qual manco de febre al
 servigio deli nostri Signori Fiorentini, e prima Capitano dela
 fanteria deli Signori Venetiani contro li Todeschi alimpresa de
 Trento donde a torto acagionato la Illustrissima Signoria senzaltre
 pene doppo vn anno e cinque de conosciuta sua innocentia e
 che era tutto per inuidià h fo facto lo libero crescendoH amore
 e conditione grandissime, e al fighuolo Matheo superste debita-
 mente sempre proueduto e al presente ala guardia de Asolo in




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Bresciana con degna compania deputato. El simile alaltro suo
 figliuol Giouanni ala guardia de Corizza in frioule lascio del
 degno altro conciue nostro strenuo armigero da tutti amato.
 Vicodolzi per cognomento apellato. e altri asai nellarmi viril-
 mente sempre exercitatosi e di questa presente vita con debito
 honore alaltra translatati. Tornando al nostro Benedetto Baiardo
 similmente da lui foron facti li degni contestabili nostri Bor-
 ghesi Cincio de scucola contre suoi fratelli Buciuolo de lapegio e
 Chiapino suo fratello che a Lepanto ali stipendii Venetiani
 manco. Mancino e longo de fedeli digni contestabili, e Battolino
 ederrata fratello de Bartolino e altri asai da lui facti, e non
 manco de altre nationi amoreuile asaissìmi strenui e magni ne
 feci, comme Melo da Cortona che sotto Bagnacauallo ali stipendii
 Venetiani fo morto e sepulto a Rauenna. Lalbanosetto. Ciouan
 greco dala guancia al presente ala guardia de Arimino per li
 Signori Venetiani deputato con degna condocta de caualli legi-
 eri e fanti e capitano in quel luogo. Di questo Benedetto ne
 viue vn figliuolo detto Baldarzonio dato al viuer ciuile con la
 sua degna madre Helisabetta. De viui al presente pur nostri
 egregi! militari in tutti modi da diuersi potentati operati e con-
 ducti. El magnifico cavalieri sperondoro meser Criaco palamides.
 e Signor doctato dal mio magnanimo Duca de Vrbino Cuido
 Vbaldo qual con linsegne militare li dono el castello e fortezza
 detta Lametula pro suis benemeritis. Costui per li nostri Sig-
 nori Fiorentimi sempre summamente e in reame e in terra de
 chiesa e torno Pisa e in Pistoia per le factioni de panciatichi
 e cancelieri con tutta strenuita portandose dal dicto dominio ne
 fo de continuo benissimo honorato. Auenga che suoi primi
 exordii fossero sotto lo illustrissimo Signore darimino Magnifico
 Ruberto de malatesti. Qual siando capitano deli Signori Vene-
 tiani mandato da loro aia defensione de sancta chiesa contra el
 Duca de Calabria e liberatola in breue mori sepulto honorata-
 mente in Sancto Pietro de Roma con li doi stendari publici.
 cioè de san Marco e de sancta Chiesa, del qual meser Criaco non
 poco la terra nostra del borgo San Sepulchro ne jfia honorata.
 laltro Marco armigero e caualieri sperondoro meser Mastino
 catani a cauallo sequendo el mistiere honore asai e ala sua
 degna casa dela qual più caualieri sperondoro sonno stati, cioè




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127

 padre Zeo e Auoio. El magnifico caualieri. Ancora e Signor
 meser Martino de citadini medesimamente dala excelsà casa
 Feltrescha. honorato. e dal prelibato mio magnanimo Duca per
 suoi benmeriti facto caualieri e Signor de castello detto la massetta.
 homo de tutto ingegno aiuto e gagliardia sempre da nostri.
 Signori Fiorentini benissimo tractato. El magnifico meser Gnagni
 rigi altro caualieri sperondoro sempre nelarmi a pede ea cauallo
 exercitandose con honore asai a se e suoi e tutta la terra inuicto
 patronato. Or con dicto duca ora con nostri Signori fiorenteni or
 con lo illustre Signor da Pesaro e al presente con li Signori
 Venetiani ala guardia de Cattaro con degna condocta capitano
 deputato del nostro meser Mario de Seruardi con suoi 4 degni
 figliuoli. Gristofano Piero Francesco e Troilo, Tutti degni ho-
 mini darmi el padre sempre degno conductieri con diuersi
 potentati feltreschi e nostri Signori Fiorentini lonore in senectute
 a casa e ala terra ne ha reportato el simile el suo caro e vnito
 consocio Marco dagnilo. Trouase ancora al presente de se e
 suoi e tutta la patria Gnagni cognomentato picone con suoi
 doi cari figliuoli Andrea e Bartolomeo qui ali stipendii Venitiani
 con degna condocta homo de grande reputatione apresso loro
 per hauer dise facta egregia experienta nela impresa contro
 Todeschi apresso lo Illustre Duca e Signore Bartolomeo dal-
 uiano e Magnifici proueditore de compo meser Giorgio cornaro
 e meser Andrea gritti quali reputando in senato la sua bona
 conditione ne fo con argumento de condocta ben remunerato,
 e ala guardia de Fiume capitano deputato con dicti suoi figli-
 uoli e Giulian carnai nepote Paulo medesimamente deputato
 capitano con li nostri Signori Fiorentini insiemi con li altri
 rende la casa e suoi e tutta la terra illustre per li suoi egregi
 e celebri facti a Liuorno e altri luoghi oportuni de dicto do-
 minio. Lascio el strenuo contestabile pur nostro conterraneo
 Bronchino che alimpresa de citerna per li Vitelli fo morto, e
 Goro suo ale factioni de Pistoia e cosi el suo Vitello lascio
 demano che per li nostri Signori Fiorentini egregiamente por-
 tandose a Pisa sotto ronche e lanze lascio sua vita. Paulo
 dapici ancora in Scutari per li Venetiani con lo prefacto Gnagni
 dal Borgo, e in la Castellina per li nostri Signori Fiorentini
 ala guerra del Duca de Calabria sempre con dignissimi repari




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saluose el luogo homo per repari e a difesa a tempi suoi fra
 fanteria non si trouaua vnaltro simile. Lascio ancora che prima
 douiua dire Papia e Papo de Pandolpho suo nepote quali fra
 pedoni el padre degno contestabil e lui capo de bandiera mai
 dopo bisogno fusser con li pigri e paurosi conpulsi. Or breuiter
 dilectissimi miei dela parte prelibata darciiitectura a defensione
 publica comme de muri e antimuri merli j^ mantelletti torri
 reuellini bastioni e altri repari turrioni casematte etc. Con tutti
 li già viui e morti discorsi ale volte comme confabulando acade,
 misso o con luno or con laltro molto con la experientia ocu-
 lata e palpabile affatigato. Arguendo ora a vno modo e ora a
 laltro vedendo loro e sue ragione aprendendo e non manco.
 Con la -Illustre Signoria miser Giouaniacomo traulzi con lo
 degno oratore del Dominio Fiorentino alora Pier vetori con
 presentia del Pontano nel palazzo del conte de Sarno in Napoli.
 E non manco con lo Magnifico e degno condoctiero Signor
 Camillo vitelli dela cita de castello legendoli Jo per anni tre el
 sublime volume del nostra Euclide. E in milano con lo mio
 a quel tempo peculiar patrone meser Galeazo Sanseuerino e
 più volte con lo excellentissimo Duca Ludovico Maria Sforza.
 Finaliter trouamo questa parte dela defensione esser molto pro-
 fonda ali tempi nostri per le noue machine de artegliarie : quali
 al tempo del nostro Victruuio non se trouauano : e pero questo
 al presente lasciaremo e con più ampio dire lo reseruaremo etc.
 Questa terza parte de dieta Architectura ala oportunita e
 necessita comme de palazzi e altri casamenti dentro e de fora
 con tutti suoi membri : cioè camere anticamere sale portichi
 studii cucine e stalle theatri e amphitheatri bagni laterini pozze
 fontane condocti forni chiostre scale finestre balestriere vie strade
 piaze da mercato e altre dearabulatorii coperti e scoperti con
 loro debiti Symmetrie de proportioni e proportionalita al corpo
 tutto delo hedificio e suoi parti e membri interiori e exteriori.
 di quali a pieno parla el nostra Victruuio e ancora frontino al
 proposito de aque ductibus corame apere neli antiqui archi Ro-
 mani verso marini, a terme de Diocletiano directi e altri bagni
 de Pozuolo e Viterbo etc. Circa liquali non poco symraetria
 de proportioni e proportionalita se ricerca medesimamente ala
 impresa futura lasaeremo e per ora solo vnaltra a tutte le tre




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sopradette molto necessaria discoriremo che senza dubio mi
 rendo certo asai ve sira proficua, nela quale al presente com-
 prendo voi al tutto esser ben accomodati imitando de scultura
 fidia e praxitello. di quali in monte cauallo a Roma lopere ren-
 dano chiari e perpetuo celebrati. Peroche nulla parte de dieta
 Architectura non e possibile al tutto bene essere adorna se de
 conzi ligiadri marmorei porfirii serpentini o altre sorti differenti
 prete non sieno adorni comme de colonne cornici e frontespici.
 e altri ornamenti si ala parte defensiua e publica oportuna
 comme ala parte dele sacre. E perche questa parte tanto
 più rende li hedificii ornati quanto ella con più debita dili-
 gentia de proportioni proportionalita ella sia disposta lequali
 cose a voi e cadauno in tale exercitandose summamente sonno
 necessarie. Dela quale benché a pieno explicite non ne parli el
 nostro Victruuio comme el tutto presupponendola pero qui
 distincta mente me sforzerò con lui debitamente renderuela
 chiara e aperta quanto al buon lapicido aspecti presuposto in
 epso alquanto de disegno e notitia delibella e circino ouer sexto.
 senza li cui instrumenti non si polo effecto consequire. E del
 nostro discorso faremo tre succinte parti secondo el numero
 deli tre exempli posti in principio de quest opera detto dela
 diuina proportione. Cioè primo diremo dela humana proportione
 respecto al suo corpo e membri pero che dal corpo humano
 ogni mesura con sue denominationideriua e in epso tutte sorti de
 proportioni e proportionalita se ritroua con lo deto de laltissimo
 mediante li intrinseci secreti dela natura. E per questo tutte
 nostre mesure e instrumenti a dimensioni deputati perii publici
 e priuati comme e dicto sonno denominate dal corpo humano
 luna detto bracio laltro passo . laltro pede . palma . cubito . digito .
 testa . etc. E cosi comme dici el nostro Victruuio a sua simili-
 tudine dobiam proportionare ogni hedificio con tutto el corpo
 ben a suoi membri proportionato. E per questo prima diremo
 de epsa mesura humana con suoi proportioni a suoi membri
 secondo la quale ve arete aregere in vostre opere lapicide ma-
 xime de frontespicii e altre degne faciate de templi posti epal-
 lazzi quali sempre se costumo adornarli de colonne cornici e
 architraui comme apieno ne dici el nostro Victruuio. Ma perche
 li suoi dicti ali tempi nostri male da noi sonno intesi per essere

 Quellenschriften f. Kunstgesch. N. F. II. q




## p. 130 (#142) ############################################

i3o

 in vero alquanto strani! commo epso proprio lodice che constrecti
 dalo effecto deli artifìtii foron posti per la qual cosa nel suo
 libro dici cosi. Id autem in architecture conscriptionibus non
 potest fieri quod vocabula ex artis propria necessitate concepta
 in consueto sermone adiiciunt sensibus obscuritatem: Cum ea
 ergo per se non sint aperta: nec pateant in eorum consuetudine
 nomina etc. Questo nel prohemio de suo 5. libro de larchitec-
 tura. Doue inferesci che se li storiografi narrano lor storia hano
 li lor vocabuli acomodati eli poeti loro piedi emesure con loro
 acenti terminati etc. Manon interuen cosi ali architecti quali
 bisogna che sforzatamente vsino vocabuli stranii che alintellecto
 generano alquanto de oscurità etc. E pero mi sforzaro lor senso
 aprire in modo quanto alointento ^) aspecti fia bastante. E prima
 diremo dele colonne tonde comme in li edifitii le habiate con
 nostri scarpeli debitamente 2) disponere si per la forteza a sub-
 stentatione delo hedifitio comme per lor ornamento. E poi di-
 remo delo epistilio o vero architraue e sua compositione. Deli
 quali habiando detto poi li situaremo in lopera de vna porta
 qual fia asimiUtudine di quella del tempio de Salamone in Hie-
 rusalem^) prenunciata per lo propheta ezechiel con laltre dispo-
 sitioni. E voi poi per vostro ingegno potreti più o manco
 farne .