De lordine dele colonne rotonde comme sedebino

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Original Text

Veduto ediscorso asufficienza vostra comme se habino per
 scultura disponere le colonne tonde ale vostre mani conuostri
 instrumenti. Ora per quelli che le haranno amettere in opera
 qui sequente diremo lantico e moderno modo vsitato. hano li
 antichi costumato derizarle aliuello distanti vna da lalfra per
 vna sola sua grossezza ede queste in athene e alexandria de
 'egipto per quelli che visonno stati se sonno trouate. Ancora
 vsitauano ponerle equidistanti per vna loro grossezza emeza che
 asai sene troua in roma. Altre sonno state leuate per doi sue
 grossezze. Altre per doi e mezza. Or tutte queste dal nostro
 Victruuio sonno state alor forteza commendate. E auaghezza
 più commenda de doi grossezze e molto più Je doi e mezza
 auenga che la ragione ditta quanto più fia lor distantia più
 sieno debili. Ma el degno Architecto deue prima nanze che le
 derizzi sempre considerare, El peso che hano atenere con lo
 loro epistilio e corona. Ethigrafi electo. Onde non siando el peso
 in normi asai commenda quelle ilcui tetrante sia doi grossezze
 e mezza a venusta. El peroche notate ala intelligentia de questo
 volabulo thetrante che per lui sempre se intende ogni spatio
 che tenda aquadrato pur che sia facto dale linee equidistanti.
 Questo dico peroche disopra chiamamo thetrante quello spatio
 o vero interuallo che e fra vno angulo elaltro del capitello. E
 ancore thetranti sono dicti li spatii o vero interualli che sónno
 fra le colonne dritte quale Victruuio costuma dirli intercolumnium
 etc. E medesimamente questo se intende deli spatii e interualli
 fra luno tigrafo elaltro quali comme in mediate de sotto dicendo
 delo epistilio intenderete. Ora al proposito nostio dico Victruuio
 tali interuali. commendare quando comme e dicto dali Archi-
 tecti ben sia el peso considerato del qual non si pò apieno con




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penna dame notitia se non chi in sul facto se troua conuiene
 che labia per sua industria a proportionare che tutto el rende
 aperto Victruuio in la sequente auctorita. Peroche comme dici
 Victruuio bisogna molto alarchitecto esser sueghiato in sul facto
 in considerare luoghi distantie epesi deli edefitii conciosia che
 non in ognuno luogo sempre se pò seruare le Symmetrie e pro-
 portioni per langustia deli luoghi e altri impedimenti. Onde
 molti sonno constrecti formarli altramente che suo volere. E per
 questo fia misteri quanto più si pò tenerse al quadro o ver
 tondo e lor parti qualche modo note se possibil fia per numero
 al manco per linea non manchi. Ilche tutto lui el conchiude in
 questa aurea auctorita nei quinto libro posta formaliter videlicet :
 Nec tamen in omnibus theatris Symmetrie ad omnes rationes
 et effectus possunt: sed oportet architectum animaduertere quibus
 rationibus necesse sit sequi symmetriam: et quibus proportio-
 nibus ad loci naturam aut magnitudinem operis temperare sunt
 enim res quas et in pusillo et in magno theatro necesse est eadem
 magnitudine fieri propter vsum vti gradus ediazeumata: pluteos:
 itinera : ascensus : pulpita : tribunalia: et si qua alia intercurunt:
 ex quibus necessitas cogit discedere a symmetria ne impediatur
 vsus. Non minus si qua exiguitas copiarum Idest marmoris
 materie reliquarumque rerum que parantur in opere defuerint
 Paulum demere: aut adicere dum id ne nimium improbe fiat.
 Sed consensu non erit alienum. Hoc autem erit si architectus
 erit vsu peritus preterea ingenio nobili solertiaque non fuerit
 viduatus etc. Conchiude breuiter che oltra larte el buono archi-
 tecto bisogna habia ingegno asuplire el dimenuto e smenuire el
 superfluo secondo la oportunita e dispositione deli luochi acio
 non parino loro edifitii monstruosi. E a questo effecto avoi
 a qualunchaltro mi son messo atrouare con grandissimi afanni
 e longhe vigilie le forme de tutti li 5 corpi regulari. con altri
 loro dependenti e quelli posti in questa nostra opera con suoi
 canoni afarne più con debita lor proportione acio in epso spe-
 chiandoue mirendo certo che voi ali vostri propositi li saprete
 acomodare. E li altri mecanici esientificine consequirano vtilita
 non poca e sieno dati ache arte misteri e sientie si vogliano
 comme nel suo Thymeo el diuin philosopho Platone el rende
 manifesto, ,




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 (De linterualli fra lun tigrafo e laltro.)

 Cap. XIII.
 Quello che del sito dele colonne habiamo dicto el mede-
 simo dico deli tigraphi se debia obseruare. Auenga che loro
 habino a essere situati in la sumita deli hedifitii sopra le corone
 ouer cornitioni non dimeno vaghezza in tal modo hanno aren-
 dere. Peroche sempre deuano conrespondere a lor colonne sopra
 le quali sonno posti. Cioè sei thetrante dele colonne fia 2 onero
 doi grosezze emezza o vna cosi ancora se debia farne quelli
 deli tigrafi 2. e 2'/2 stc. E per niun modo commenda lo spacio
 de 3 grossezze comme de sotto delo epistilio intendarete etc.

 (Delo epistilio onero architraue secondo li moderni e suo zophoro.
 E corona ouero cornicione per li moderni.)

 Cap. XIV.
 Leuate che siranno le colonne aliuello in su li loro stilo-
 bati o vero pilastri dopo li nostri con loro basi e capitelli ben
 piombati comme se rechiede con loro ferri ben saldi. Sopra li
 lor capitelli se pone lo epistiho dopo el nostro Victruuio e dali
 moderni detto Architraue per fermeza e incathenatura de tutte
 le colonne. E questo epistilio deuesser disposto in questo modo
 cioè: Prima se fa longo quanto thenga lafila dele colonne situ-
 ate a vn ponto in recta linea in suli suoi pilastri. E steriobati
 che per niente non eschino de linea recta. Eprima li se pone
 vn fastigio o vero fascia dela quale sua larghezza sitroua in
 questo modo fermarete laltezza de tutto el vostro Epistilio
 comme a voi parerà al peso bastante proportionandolo alor
 colonne dopo li lochi che larete aponere atempli o altri hedifi-
 tii comme qui ab.^) E questa larghezza o ver altezza diuidarete
 in 7. parti equali de luna si fa latenia o vogliamo dire cima-
 tio delo epistilio h, sopra la quale se ferma el zophoro o ver
 fregio. V. dopo li nostri. Poi li altri Y; se diuidano in 1 2 parti
 equali che cadauno sira el quartodecimo de dicti Y; e la fascia
 soprana neuolesser 5. cioè Y12 ^^ ^^'^^^ V7 ^^'^^ ^^ spacio e la-

 ^) Vgl- die bezügliche Figur am Ende des Tractats.




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 media c. neuolesser 4. eia infima a. 3. E queste tali fasce an-
 cora se costuma a chiamar le fastigii deli quali al più deleuolte
 acadauno epistilio se vsa darline 3. cioè infima media e soprana.
 E sopra diete fasce se vsa ponere diuersi ornamenti alibito
 cioè in lo spatio b. comme timpani fusaroli pater nostri fogli-
 ami etc. Cioè che fra vna fascia elaltra si fanno dicti ornamenti
 e questo fia el primo fra lun fastigio elaltro. El secondo fra lo
 terzo fastigio elo medio cioè d. li se dici in taulato. E quello
 che fia sopra lultima fascia sedici dali antichi Echino e dali
 nostri huouolo cioè lo spacio f. E aquello che e fra latenia h.
 alo echino f. cioè g. li antichi li dicano Scotica eli nostri Gola
 delo epistilio o vero Architraue. Onde el b. volesser largo el V3
 del a. elo f. aponto quanto a. elo g. quanto lo d. E cadauno
 deuessere la Y2 delo e. acio nellaspecto responda venusto. E
 tutto questo composto defastigii fusaroli. In taulato Echino Sco-
 thica e Tinia li antichi chiamano Epistilio e li nostri li dicano
 Architraue qual comme e diclo va dalun capo alaltro incatenando
 le colonne equesta dispositione comme nel 3. libro Victruuio
 parlando delo interuallo o ver thetrante del tempio de Apollo
 e de quello de diana dici che per troppo interuallo lo epistilio
 se rompea lej cui paroUe formali sonno queste videlicet. Cum
 trium columnarum crassitudinem intercolumnio interponerepossu-
 mus tanquam est ApoHinis et Diane edes. Hec disposiiio hanc
 habet difficultatem quod epistylia propter Interuallorum magni-
 tudine m franguntur etc. E al quanto più de sotto in dicto
 capitolo. Nam que facienda sunt interuaüis spatia duarum colum-
 narum: et quarte partis columne crassitudinis medium quoque
 intercolumnium: vnum quod erit in fronte. Alterum quod in
 postico trium columnarum crassitudine. sic enim habebit: et
 figurationis aspectum venustum et aditus vsum sine impeditio-
 nibus etc. Siche vole che dicti interualli non sianno troppo
 enormi. E pero atali lui dici che si debia fare li lor fastigii
 Tuscanico more doue aquel tempo vsauano farli da remo^)
 inuolupato torno a vna forte traue de legno e quello indorauano
 e trouaualo più fermo estabile al peso e non cosi frangibile per
 lo grande interuallo comme le preti o altri marmi etc.

 ^) Wohl rame.




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 (Del zophoro nel epistilio.)